Sociologia. Devianza. Carriera deviante.
In sociologia, il concetto di devianza riguarda tutti quei comportamenti che violano le norme sociali condivise da una comunità. Non si tratta necessariamente di atti criminali: la devianza può essere anche positiva o innovativa, come nel caso di chi mette in discussione le regole per migliorare la società (per esempio, i grandi riformatori o gli artisti rivoluzionari).
Devianza
La devianza dipende dai valori e dalle regole di una società, quindi ciò che è considerato deviante in un contesto può essere normale in un altro. È un concetto relativo e variabile nel tempo: ad esempio, in passato comportamenti come il divorzio o l’omosessualità erano considerati devianti, mentre oggi sono generalmente accettati.
Diversi sociologi hanno studiato il fenomeno:
• Émile Durkheim riteneva che la devianza fosse inevitabile e persino utile, perché permette alla società di rafforzare le proprie norme e di adattarsi al cambiamento.
• Robert Merton, con la sua teoria della anomia, spiegava la devianza come conseguenza del divario tra gli obiettivi culturali (come il successo economico) e i mezzi legittimi per raggiungerli. Quando una persona non ha accesso a questi mezzi, può ricorrere a comportamenti devianti.
• Howard Becker sviluppò la teoria dell’etichettamento (labeling theory), secondo la quale nessun comportamento è deviante in sé, ma lo diventa quando la società lo definisce tale.
Carriera deviante
Il concetto di carriera deviante nasce proprio dalle teorie di Becker. Indica un processo graduale attraverso il quale un individuo passa da una piccola infrazione a una vera e propria identità deviante.
All’inizio una persona può compiere un’azione marginale (una “devianza primaria”), ma se viene etichettata come “delinquente”, “ribelle” o “criminale”, può interiorizzare quell’immagine e continuare su quella strada (“devianza secondaria”).
In questo modo, il giudizio sociale e l’esclusione contribuiscono a creare il deviante, invece di eliminarlo.
Criminalità
La criminalità è una forma di devianza che viola le leggi penali e viene quindi punita dallo Stato. I sociologi non la studiano solo come un insieme di reati, ma come un fenomeno sociale complesso legato a fattori economici, culturali, familiari e istituzionali.
Marx, ad esempio, vedeva la criminalità come prodotto delle disuguaglianze sociali: la povertà, la mancanza di opportunità e lo sfruttamento possono spingere gli individui a delinquere. Altri sociologi, come Edwin Sutherland, hanno messo in evidenza che la criminalità non riguarda solo le classi povere, ma anche le élite economiche e politiche (criminalità dei colletti bianchi).
Devianza, controllo e società
Ogni società cerca di controllare la devianza attraverso sanzioni, che possono essere formali (leggi, punizioni, arresti) o informali (disapprovazione, esclusione sociale). Tuttavia, un eccesso di controllo può generare ulteriore devianza: ad esempio, il carcere, invece di rieducare, spesso rinforza l’identità criminale, creando un vero e proprio “mondo separato” con proprie regole e valori.


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